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Azioni Banca Popolare di Bari: il Fondo... in attesa di andare a fondo
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Articolo di Giuseppe D'Orta
28 maggio 2017 10:09
 
 Banca Popolare di Bari ha annunciato l'istituzione di un Fondo a tutela degli azionisti in difficoltà.
La banca si inserisce anch'essa nel filone già evidenziato da Aduc: prima si rovinano le persone e poi le si “tutela”.

Nel regolamento del Fondo si legge che l'importo massimo erogabile a ciascun azionista è di diecimila euro oppure, se inferiore, il controvalore in azioni possedute (numero azioni moltiplicato 7,50 euro). Tenuto conto che lo stanziamento complessivo è di un milione di euro e che gli azionisti sono oltre 69.000, è facile supporre che il contributo medio erogato ammonterà a poche migliaia di euro. Meglio di niente, ma non certo cifre che possano risolvere chissà quali serie problematiche personali.

La nascita del Fondo di solidarietà è stata studiata assieme ad alcune associazioni di consumatori (tra le quali non vi è Aduc) riunite in Comitato, lo stesso Comitato che ha plaudito al finto valore di recesso di 7,50 euro stabilito in occasione della trasformazione in Società per Azioni attualmente sospesa in attesa dei pronunciamenti della Corte Costituzionale e del Consiglio di Stato su alcuni aspetti della legge. 

Nell'ambito della presentazione del Fondo, i vertici della banca hanno comunicato che l'avvio delle negoziazioni nel sistema multi-laterale Hi-Mtf delle azioni è previsto entro la fine del mese di giugno.

Come abbiamo già fatto notare, sarà quello il momento in cui “il mercato parlerà” ed emergerà il vero prezzo delle azioni della Banca Popolare di Bari, non quello fino ad oggi deciso “sulla carta” dal Consiglio di Amministrazione. Un prezzo purtroppo destinato a sconvolgere gli azionisti, la quasi totalità dei quali non ha ancora compreso la gravità della situazione.

Non finisce qui: la Popolare di Bari ha nel 2014 piazzato alla clientela dei "pacchetti di azioni + bond", precisamente l'obbligazione Banca Popolare di Bari 6,50% 2014/2021, un'emissione subordinata livello Tier II da ben duecento milioni di euro, allo stato quasi invendibile perché scambiata internamente alla banca stessa. In pratica, un cliente che mette in vendita il bond deve attendere che la banca riesca a venderlo ad un altro cliente, evidentemente ignaro dell'assurdo prezzo che sta pagando per un titolo subordinato.

Gli amministratori della banca potrebbero far negoziare sul circuito Hi-Mtf anche questa obbligazione, ma preferiscono evitare per non pubblicizzare il logico tracollo del prezzo che avverrebbe assieme a quello pressoché certo che colpirà le azioni.
 
 
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