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Il gioco d'azzardo ed il trading on-line
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Articolo 
6 febbraio 2008 0:00
 
Riteniamo molto utile riportare alcuni stralci di quanto ci scrive un nostro lettore.
Il suo caso, auspichiamo, e' piuttosto estremo, ma fa ben comprendere come talvolta il trading on-line, faccia perdere il confine fra investimento e gioco d'azzardo. Speriamo, come chiede lo stesso lettore, che la sua esperienza possa essere da monito per tutti i lettori:
Ho sempre operato in maniera tradizionale, da "cassettista". Da circa tre anni (non ho pero' elementi per precisare da quale data) ho sottoscritto il contratto per l’operativita' in marginazione, e la Banca, dopo avermi creato un falso profilo "professional", con una serie di domande guidate, mi ha autorizzato ad operare.
     Per i primi due anni le cose sono andate discretamente, con alti e bassi, ma negli ultimi sette mesi la situazione e' precipitata, con una perdita di circa 190.000 euro, subendo ripetute chiusure in stop-loss di posizioni short e long prevalentemente su titoli americani. Le perdite sono iniziate in maniera soft, con repentini recuperi e successivi tonfi, poi sono paurosamente aumentate con l’incremento dell’attivita' operativa.
  La molla psicologica che ha portato a perseverare nell’errore e' stata incredibilmente la presenza di minusvalenze. Volevo a tutti i costi recuperare le perdite! Ho contattato piu' volte l’help-desk, per sapere se potevo compensare le minusvalenze operando su altri prodotti finanziari (ETF, Obbligazioni, Certificates), ma mi e' stato sempre risposto che l’unico modo era la compravendita diretta di titoli azionari o in marginazione.
Mi sono cosi' "rassegnato" a continuare ad effettuare operazioni in marginazione su azioni americane, sperando che le cose migliorassero, ma l’aumento della volatilita' ha compromesso definitivamente la mia posizione. Era diventato una specie di gioco d'azzardo, non aveva piu' nulla a che vedere con l'investimento, con decine di posizioni aperte e chiuse automaticamente in giornata o nella giornata successiva, con ingentissime perdite.
[...]
Sono disperato! Il maggior rammarico non e' solo di aver dilapidato in pochi mesi tutte le mie sostanze, risparmi di decenni di lavoro e sacrifici, quanto di essermi sentito abbandonato a me stesso in tutto questo periodo. Mai funzionari della banca hanno ritenuto di contattarmi, nonostante perdite che sfioravano i diecimila euro giornalieri, nonostante arrivassi ad effettuare decine e decine di operazioni ogni giorno, con lauti guadagni da parte loro (circa 10 dollari ad eseguito). Ho dovuto sempre chiamare io la banca, anche per effettuare reclami a seguito di gravi disservizi, uno dei quali e' stato riconosciuto con refusione di piu' di mille euro. Tralascio di approfondire l'argomento prestito titoli: gli interessi che si pagano sulle azioni che vengono vincolate fino alla chiusura delle posizioni sono salatissimi, quasi da usura: io ho pagato interessi superiori all'11,50% per mesi su titoli del Nyse e del Nasdaq.
Come vorrei capire la causa di questa sostanziosa differenza nel pagamento di interessi fra prendere a prestito denaro o titoli.
  Ora vivo in permanente stato di shock, il rapporto con la mia compagna e' compromesso a causa dei miei sbalzi di umore e di un pessimismo totale, ho pregiudicato il mio rendimento sul lavoro. Non ho ormai piu' nulla da chiedere alla vita, superati ormai i 45 anni, ma vorrei che si portasse in qualche modo a conoscenza dell’opinione pubblica che questi maledetti strumenti derivati, questo maledetto effetto leva, porta alla rovina tanti risparmiatori. Sono strumenti che possono usare solo i piu' smaliziati professionisti che operano sui mercati finanziari non le persone comune come me, il quale e' stato inserito in un profilo “professional” con domande guidate da parte di un operatore. Spero molto nella nuova normativa Mifid, che possa escludere i cassettisti da questo tipo di operativita'.
Ormai vivo solo nella speranza di far conoscere ad altri risparmiatori quanto puo' essere rischioso l'utilizzo di questi strumenti.


Riteniamo molto significativa la testimonianza di questo lettore. E' evidente, e lui ne e' perfettamente consapevole, che ci sono stati numerosi errori da parte sua. Proprio la sua attuale lucidita', pero', fa riflettere sui meccanismi psicologici che generano le perdite sui mercati finanziari.
Il denaro ha "collegamenti mentali" con molti aspetti del nostro inconscio ed e' una "chiave" che e' in grado di aprire molte "porte" nella nostra mente, alcune delle quali sarebbe meglio che restassero chiuse...
Il desiderio di "recuperare" e' una delle bestie piu' nere che un investitore si puo' trovare ad affrontare.
Senza arrivare agli estremi del nostro lettore (che ringraziamo per il suo desiderio di condividere questa sua esperienza con i nostri lettori) normalmente gli errori principali vengono compiuti dagli investitori (non solo quelli inesperti, ma noi ci rivolgiamo a loro) proprio dopo che hanno subito forti perdite.
La finanza comportamentale ci ha dimostrato come la propensione al rischio degli investitori venga sensibilmente aumentata se si tratta di "recuperare delle perdite".
Gli investitori sono disposti ad esporsi a rischi che mai avrebbero corso se la finalita' e' quella di tentare di "riappropriarsi del denaro che si sente di aver perso, magari ingiustamente" (c'e' sempre qualcuno a cui dare la colpa, anche quado si opera da soli, come dimostra il caso del nostro lettore).
Nei momenti in cui si perdono soldi e' necessario fermarsi un attimo e chiedersi: perche' si sono persi soldi? Il primo obiettivo non deve essere quello di recuperare alcunche' quanto quello di evitare di continuare a commettere gli stessi errori che hanno portato alle perdite.
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