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L’Oceano Indiano in debito
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Articolo di Redazione
24 aprile 2017 12:23
 
  Domande a Fahad Bishara, docente all’Universita’ della Virginia (Usa) e specialista di questioni di diritto ed economia nel mondo musulmano e nell’Oceano Indiano. Bishara ha pubblicato “A Sea of Debt” (Cambridge University Press, 2017). Le domande sono di Vincent Hiribarren, docente al King’s College di Londra, che insegna storia dell’Africa e storia globale.

D. In che misura la parte occidentale dell’Oceano Indiano ha conosciuto un cambiamento commerciale radicale nel XIX secolo?
R. Durante il XIX secolo, la parte occidentale dell’Oceano Indiano era, sia economicamente che politicamente, un mondo diverso dagli oceani Indiani dei secoli passati. Sicuramente, questo e’ vero per la maggior parte del Pianeta cosi’ come la rivoluzione industriale in Inghilterra ha significato una nuova fase nella storia del capitalismo mondiale, come gli storici lo dicono da lungo tempo. L’Oceano Indiano ha conosciuto una trasformazione come importatore di beni provenienti dalle economie europee in fase di industrializzazione, ma anche come esportatore di diversi prodotti.
Durante il XIX secolo, il mercato regionale ha conosciuto una grande crescita con l’avorio, i chiodi di garofano e le noci di cocco che venivano dall’Africa dell’est, nonche’ alcuni specifici prodotti dell’Arabia del Sud o le perle del Golfo Persico. Nel momento in cui queste economie avevano storicamente l’India come centro di gravita’, esse hanno cominciato ad includere l’Europa e le Americhe durante il XIX secolo. Grazie a questo fenomeno, delle opportunita’ si sono aperte per gli aspiranti commercianti della periferia dell’Oceano Indiano che hanno potuto trovare sempre di piu’ settori lucrativi in termini di produzione e di commercio. Gli investitori della regione si sono anche trovati in una posizione di crescita delle proprie attivita’.
D. Quali erano le implicazioni legali di un tale cambiamento?
R. Con la trasformazione dell’economia dell’Oceano Indiano durante il XIX secolo, sono anche sopraggiunte delle questioni di diritto a diversi livelli. Al livello piu’ basso, i mercanti, i piantatori e gli investitori hanno dovuto affrontare le diverse forme di contratto che permettevano loro di raccogliere i benefici di una economia in piena crescita: si possono vedere delle nuove forme di ipoteche, dei contratti di debito e di combinazioni di riconoscimento dei debiti e di risparmi che permettevano ai mercanti gia’ stabili, ma anche ai nuovi venuti, di rientrare nel mercato regionale. Queste esperienze sono state all’origine dei dibattiti nella regione tra giuristi e giudici musulmani sul come essi potevano iscrivere questi contratti in un mondo conosciuto di ontologie e di forme giuridiche -cioe’ che essi facessero parte della legge islamica. Finalmente tra il 1850 e il 1875, questo mondo di commercio, di contratti e di diritto ha incontrato un mondo giuridico molto diverso -un mondo in espansione nell’Oceano Indiano, quello dell’India britannica. Questo e’ stato all’origine di una domanda in ambito di diritto e di economia nell’ambito delle richieste piu’ larghe sull’impero e il commercio nella parte occidentale dell’Oceano Indiano. In termini piu’ generali, questo libro rileva che e’ impossibile studiare la storia economica dell’Oceano Indiano senza pensare al diritto: il diritto (del resto ben compreso dai giuristi e dai protagonisti quotidiani) ha strutturato gli scambi di beni sulla periferia dell’Oceano Indiano ma anche i flussi migratori e la conversione dei profitti del commercio in ricchezza. Il diritto era anche uno dei principali fattori dell’espansione imperiale per i Britannici ma anche per gli imperi regionali come quello dell’Oman.
D. Perche’ ha scelto questo titolo per il suo libro?
R. Ho intitolato questo libro “A Sea of Debt” per diversi motivi. Prima di tutto, questo libro si basa sulla nozione che il debito struttura la vita economica della parte occidentale dell’Oceano Indiano -in altri termini, il meccanismo di fare credito e il contrario (e il loro corollario, il debito) ha creato dei legami di obbligazioni che legano tra loro produttori, consumatori, mercanti e lavoratori della regione. Questo processo ha anche modellato i canali attraverso i quali circolano i beni nell’Oceano Indiano. In secondo luogo, il libro stesso e’ costruito su diversi livelli di lettura dei riconoscimenti di debito (chiamati waraqas) della periferia dell’Oceano Indiano. Io li uso per comprendere la vita economica sul luogo ma anche per vedere i dibattiti legali piu’ ampi che li circondano, si’ da identificare i contorni del diritto e della vita economica della regione. Finalmente, il debito in quanto fenomeno, permette di mescolare storie economiche, sociali, politiche e giuridiche. E questo potra’ essere chiamato un fenomeno totale e che ha aperto delle nuove strade per me, si’ da comprendere la vita nella parte occidentale dell’Oceano Indiano.
D. Ci puo’ dire della storia piu’ in generale della parte occidentale dell’Oceano Indiano sulle relazioni tra leggi islamiche e capitalismo?
R. Questo libro intende dare un’immagine della legge islamica basandola di piu’ sulle pratiche ed il contesto economico rispetto a cio’ che abbiamo visto nel passato. La letteratura sulla relazione tra Islam e capitalismo (o sulla legge islamica e la storia economica in generale) tende a leggere i manuali di giurisprudenza ed a servirsene per poi estrapolare. Quello che faccio in questo libro, e’ che  parto con i contatti -i riconoscimenti di debito (piu’ o meno formali)- e poi risalgo al livello della giurisprudenza per il seguito. Il risultato ottenuto da’ un’immagine molto diversa: vediamo dei giuristi musulmani che reagiscono al cambiamento delle pratiche commerciali il loco e vediamo anche un balletto molto delicato tra giuristi, giudici e mercanti che cercano di comprendere le possibili offerte da parte dei diversi contratti. Considerando i mercanti come sempre disponibili a sperimentare, i giuristi come essenzialmente pronti a prendere in considerazione e validare queste esperienze e guardando come queste esperienze dipendano sempre dal contesto e non sono fisse nel tempo e nello spazio, queste questioni ci permettono di riconsiderare le pratiche commerciali dei musulmani attraverso le varie epoche. Invece di misurare la pratiche della finanza islamica come se fossero una lista di contratti medievali scritti da giuristi nei loro libri, noi potremmo finalmente studiare come uno degli episodi finali, per dei musulmani, si serva abilmente della lingua del diritto islamico per strutturare il mondo del commercio attorno ad essi.

(articolo pubblicato sul quotidiano Libération del 24/04/2017)
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