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Le “lamentele” di Assoreti sulla “product governance”: il problema è la distinzione fra vendita e vera consulenza finanziaria
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Editoriale di Alessandro Pedone
24 maggio 2017 9:54
 
 Matteo Colafrancesco, presidente di Assoreti, l’associazione degli intermediari che utilizzano i Promotori Finanziari, che adesso si chiamano “consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede” si è lamentato del fatto che “può accadere, tuttavia, che il regolatore, animato dall’intento di introdurre regole finalizzate a prevenire condotte invece poco virtuose, possa tuttavia, anche involontariamente, penalizzare la consulenza di portafoglio. E’ quanto rischia di succedere con la disciplina della product governance, la quale impone specularmente ai produttori e ai distributori di definire ex ante le tipologie di clientela cui il prodotto possa essere offerto.”
In parole più semplici, Colafracesco lamenta il fatto che se i produttori e distributori devono definire le tipologie di clienti ai quali uno specifico prodotto può essere offerto, questo sminuisce il ruolo dei “consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede”, ovvero degli agenti di commercio delle reti di distribuzione finanziaria che diventano dei meri esecutori di disposizioni stabilite a monte.
La preoccupazione è del tutto ragionevole se pensassimo agli ex-promotori finanziari come veri consulenti finanziari, ma sappiamo benissimo che l’attività di vendita non può essere confusa con una vera consulenza non finalizzata alla vendita.
Se parliamo di vendita, come è il caso delle reti di distribuzione finanziaria, le nuove norme della MIFID 2 in materia di “governo dei prodotti” sono più che giustificate, proprio perché le norme sono finalizzate a prevenire “condotte poco virtuose” che sono la logica conseguenza della commistione fra una presunta attività di consulenza ed una molto concreta attività di vendita.

Se parliamo di vera consulenza è evidente che non deve esserci nessun legame economico fra colui che raccomanda determinati strumenti finanziari e coloro che questi strumenti li producono.
In sostanza, non si può essere in conflitto d’interessi e poi lamentarsi del fatto che la norma cerca di regolamentare questo conflitto affinché produca il minor danno possibile agli investitori.
 
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