testata ADUC
Il ‘non detto’ nella crisi delle banche italiane. Sono necessari interventi sistemici
Scarica e stampa il PDF
Editoriale di Alessandro Pedone
28 dicembre 2016 11:57
 
 Il comunicato stampa di Banca MPS dell'altro giorno ha lasciato molti stupiti e tanti scandalizzati. La maggior parte dei commentatori si e’ concentrata sull'aumento richiesto dalla Banca Centrale Europea (BCE) dei capitali necessari per mettere in regola la Banca: si è passati, infatti, da 5 a 8,8 miliardi. L'aspetto più rilevante di questa vicenda, a nostro avviso, non è tanto l'aumento richiesto, quanto il fatto che la né Banca MPS né il Tesoro erano a conoscenza dei criteri di calcolo applicati.
Il comunicato stampa di MPS termina con questa frase: “La Banca ha tempestivamente avviato le interlocuzioni con le Autorità competenti al fine di comprendere le metodologie sottese ai calcoli effettuati da BCE”. In altre parole MPS non sa come siano stati calcolati questi 8,8 miliardi ed ha chiesto subito spiegazioni. Lo stesso ministero italiano del Tesoro è stato preso alla sprovvista e non era a conoscenza di questa eventualità.
Ma come è possibile che la Banca (ed il massimo esponente in materia dello Stato) non sappia quali sono e quali regole applica la BCE?
La BCE ha una discrezionalità così forte che può decidere come gli pare e di volta in volta?
Come è possibile che una banca non sia informata preventivamente quali siano i requisiti di patrimonializzazione nei vari scenari?
Abbiamo delle regole europee di gestione del sistema bancario che lasciano margini d'incertezza su un aspetto così centrale come i requisiti di patrimonializzazione?
Stiamo parlando di Topolinia o dell'Unione Europea?
E' evidente che questo sistema di vigilanza bancaria non funziona e non può funzionare.
Il sistema bancario sta in piedi solo ed esclusivamente perché i clienti hanno fiducia nel fatto che le banche siano in grado di far fronte ai propri impegni. Se la BCE non fa una chiarezza cristallina su quali siano le regole di patrimonializzazione in tutti gli scenari, è evidente che mina alla base la fiducia che gli operatori hanno sul sistema bancario.
E' chiaro che l'incertezza, se da una parte è un serio problema per il sistema bancario, è molto utile politicamente perché se non vi sono delle regole ben chiare tracciate che si debbano semplicemente applicare, allora si ampliano molto i margini di trattativa politica e si può agevolmente tentare di applicare i propri obiettivi.
Il punto, infatti, appare chiaramente politico.
La Germania vuole che l'Italia applichi il dogma dell'austerity e vuole che risolva il problema delle banche chiedendo aiuto, come hano fatto Spagna e Grecia, al così detto “fondo salva Stati”. Questo implica una serie di vincoli di bilancio che metterebbero l'Italia in una sorta di commissariamento.
L'Italia, fino ad oggi, ha sempre negato di voler chiedere questo tipo di aiuti, ma ha un solo modo per evitare questo commissariamento: presentare un piano sistemico nazionale di supporto all'intero sistema bancario. Deve smettere di negoziare con compromessi al ribasso ogni singolo passaggio con la commissione europea e la BCE. Deve smettere di prendere soluzioni tampone come i GAGS o il Fondo Atlante.
Fino ad oggi il ministro Padoan si è dimostrato largamente inadeguato al ruolo.
E' difficile che possa gestire un cambio di politica così radicale.
Se non si prenderà contezza che quella che stiamo vivendo è una vera e propria crisi sistemica, che richiede interventi non caso per caso, ma per l’appunto sistemici, la crisi si allargherà di più e verrà il giorno che non potremo far altro che richiedere aiuto al fondo salvastati.
L'Italia può evitarlo, ma ha già perso tantissimo tempo.
 
ADUC - Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori