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Ancora la bufala dei vecchi titoli di Stato
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Lettera 
24 dicembre 2013 0:00
 
E' vero ciò che leggo sul Messaggero?
Ad una casalinga di Macerata, separata e madre di tre gemelli, il Ministero dell'economia dovrà pagare 185mila euro per un certificato di debito pubblico di 50mila lire del 1956. R.M. durante alcuni lavori di ristrutturazione della casa degli avi a Macerata, ha ritrovato nella soffitta una scatola contenente un involucro con alcuni vecchi ricordi di famiglia, tra i quali un certificato di debito pubblico dello Stato Italiano del 1956 del valore nominale di lire 50mila. Il titolo è stato fatto stimare da Agitalia, a cui si è rivolta la donna, a un nostro consulente contabile ed è risultato un valore monetario attuale, tra interessi, rivalutazione e capitalizzazione, per circa 57 anni di giacenza nelle casse dello Stato di 185mila euro (calcolo effettuato dal 2 luglio 1956 al 15 ottobre 2013).
La donna ha conferito mandato all'ufficio legale di Agitalia per agire al fine del recupero della somma presso la Banca d’Italia ed il Ministero delle Finanze obbligati in solido ad "onorare" tutti i debiti degli Istituti bancari non più esistenti e dei titoli pubblici facenti capo allo Stato italiano. A fine ottobre 2013 è stata inoltrata la richiesta al Ministero dell'Economia ed a Bankitalia per la restituzione della somma maggiorata con tutti gli emolumenti di legge. Nel frattempo è stata avviata anche la procedura di mediazione tornata obbligatoria a seguito delle recenti riforme normative.
Aaa, da Roma (RM)

Risposta:
Non passa settimana in cui non riceviamo domande del genere. Si tratta, non ci stancheremo mai di ripeterlo, di clamorose bufale messe in giro da parte di soggetti intenzionati a farsi pubblicità e magari intascare qualche compenso come a suo tempo fatto, tra i tanti, dal "famoso" avvocato Giacinto Canzona: http://investire.aduc.it/lettera/libretti+risparmio+antichi_233092.php.
Bufale in cui i giornali puntualmente cascano, amplificando il fenomeno. Come detto in numerose precedenti risposte, il diritto a riscuotere capitale ed interessi di quel titolo si è prescritto e non è possibile accampare alcuna pretesa. Se anche non fosse prescritto, del resto, il beneficiario avrebbe diritto soltanto al capitale e agli interessi previsti dal titolo posseduto, e non certo alla stratosferica rivalutazione che si legge in questi articoli.
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