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CASO SITO INTERNET WWW.MPSCLIENTIDELUSI.IT
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Comunicato 
13 agosto 2003 0:00
 

L'INCREDIBILE SENTENZA "ASSOLUTORIA" DEL TRIBUNALE DI SIENA. CENSURA E SOLO CENSURA
Firenze, 13 agosto 2003. Lo scorso 21 luglio il tribunale di Siena con un'ordinanza del giudice Marianna Serrao aveva inibito, su richiesta della banca Monte dei Paschi di Siena, la societa' "Il Mio Castello spa" a usare il dominio Internet www.mpsclientidelusi.it per raccogliere le testimonianze e dare consigli ai clienti delusi dal servizio della stessa banca, in particolare per i prodotti finanziari "4You" e "MyWay". Una censura che mette in pericolo la liberta' di critica in Internet -era stato il nostro commento, pubblicando i contenuti del sito "cattivo" sul nostro sito per l'informazione e la consulenza finanziaria, "Investire Informati".
Lo scorso 7 agosto c'e' stata l'udienza, ed oggi abbiamo appreso la sentenza del giudice A.Chini della sezione civile feriale del Tribunale di Siena che, dichiaratosi competente in quanto la banca Mps ha rinunciato alle istanze relative al marchio e quindi ha esplicitamente chiesto al giudice di esprimersi sulla liceita' delle critiche contenute in quel sito, ha emanato il seguente dispositivo:

"il Giudice revoca il provvedimento 21/7/03 ed ordina alla Spa Il mio Castello di mutare immediatamente la denominazione del sito www.mpsclientidelusi.it , e dell' indirizzo e-mail correlato, in www.clientidelusiprodottimps_4you&myway.it , e di eliminare dal sito qualsiasi forma di pubblicita'.
Vieta con effetto immediato l'utilizzo delle denominazioni esistenti, e a tal fine dispone la notifica del presente provvedimento al provider ...."
Compensa le spese della presente fase, e assegna il termine di legge per l'inizio della causa di merito."


il nostro giudice, nel nome "del diritto ad esprimere liberamente e pubblicamente il proprio pensiero" ha deciso che il diritto di critica e di organizzazione dei ricorsi per far valere le proprie richieste in giudizio, possa essere esercitato solo per quei prodotti che "da tempo" sono nell'occhio del ciclone, cioe' il "4You" e il "MyWay". Cioe' i clienti delusi non possono esserlo per altri servizi di questa banca, oppure, per ogni presunta delusione occorre registrare un specifico dominio: per esempio se un correntista del Mps ce l'ha con un impiegato che gli rende un cattivo servizio allo sportello, non potra' lamentarsi su un sito "mpsclientidelusi", ma dovra' farlo su un sito
www.clientidelusiimpiegatoMarioRossimps_percattiviserviziallosportelloinmeritoalcontocorrente.it
e cosi' per ogni altro disservizio di questa banca.
Inoltre il giudice dice: "altro provvedimento opportuno, connesso da un alto con la dichiarata civilta' della iniziativa e dall'altro con la necessita' di evitare che il facile reperimento di un sito con la sigla mps porti un indebito vantaggio al titolare, e' quello di escludere qualsiasi forma di pubblicita' dal sito medesimo". Che e' come dire "ti concedo la liberta'", ma ti privo degli strumenti per farne uso.
Se fosse un film
che -sul tipo del celebre Grande Fratello- tendesse ad estremizzare alcune situazioni del mondo dei risparmi e delle banche nel loro rapporto maniacale con Internet, sarebbe una bella trama. E tutti ne prenderemmo lezione per non intraprendere un cammino verso questo tunnel. Ma non e' un film, bensi' una sentenza di un tribunale italiano. Viviamo allora in un film? No, e' solo la realta', cioe' il tunnel della giustizia in cui siamo gia' finiti dentro.
Una sentenza che, nel suo voler essere assolutoria, nel risultato e' identica alle inibizioni e agli ordini di quella che l'ha generata. Entrambe tendono a inibire l'uso di Internet
(la prima facendo chiudere il sito, la seconda rendendo impossibile la fruizione e il sostentamento economico, nonche' ridicolizzando lo stesso dominio). Cioe' censura, diretta o consequenziale, comunque censura.
Se queste sono le premesse nella fase del procedimento speciale (ex art.700), chissa' cosa ci sara' da aspettarsi nella causa di merito.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
 
 
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