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In bocca al lupo al nuovo Direttore generale del Tesoro, Alessandro Rivera
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Articolo di Marco Solferini
24 luglio 2018 12:08
 
La nomina di Alessandro Rivera a Direttore Generale del Tesoro non può che essere salutata come un'ottima scelta.
Corre il rischio di rivelarsi la persona giusta, al momento giusto, nel ruolo giusto. Il Ministro del Tesoro Tria lo ha fortemente voluto in ragione dell'ottimo curriculum che Rivera può vantare e della meritata stima di cui egli gode. Un “pilastro della terra” necessario secondo la prudenziale condotta che sta oculatamente mettendo in campo il Ministro, anche grazie all'alta supervisione garantita dal Quirinale.
Sopratutto in ragione dei fondamentali appuntamenti di settembre e ottobre che dovranno tracciare il solco delle aspettative e degli impegni nell'ottica di quello che sarà l'andamento del deficit pubblico Italiano atteso.
Da 18 anni nelle fila del Tesoro si è rivelato un integerrimo lavoratore fin da quando “entrò” cominciando con l'elaborazione de dati inerenti ai bilanci delle Fondazioni bancarie.
Una conoscenza molto intima quella del sistema bancario, maturata foglio dopo foglio che gli ha permesso nel corso degli anni di svolgere ruoli di difficile mediazione tra lo stesso Tesoro e le Fondazioni allo scopo di garantire equilibri complessi pur continuando ad avere quale obiettivo la stabilità del sistema bancario e l'interesse pubblico.
E' un burocrate di razza che ha dimostrato politicamente una capacità di adattamento votata all'indipendenza e alla qualità del proprio lavoro, la qual cosa non a caso gli ha permesso di collaborare con Padoan, Visco, Tremonti, Berlusconi, Padoa Schioppa, Monti, Grilli e Saccomanni.
La sua capacità di statista acquisita sul campo gli ha consentito di manifestare un utilità tanto pratica quanto dinamica nei numerosi tentativi di salvare gli Istituti di credito in difficoltà, tutelando l'interesse pubblico attraverso analisi precise e puntuali dell'evoluzione e della tenuta del sistema bancario Italiano.
Un realismo che ha sempre distinto le sue analisi e il lavoro che a monte ha finalizzato a fotografare in modo corretto e pertinente le situazioni di stress, le debolezze ma anche i punti di forza delle singole realtà bancarie.
E non a caso è stato più volte protagonista in qualità di mediatore e negoziatore con l'U.E. In un contesto quindi che ha sempre qualificato (a volte più per pregiudizio che realismo) l'Italia come un interlocutore poco affidabile e di dubbia solidità.
Ruoli quindi impegnativi assolti in età giovanile che tutt'oggi lo qualificano a 46 anni come la conferma di una promessa mantenuta. E di certo se ne accorse il Financial Times quando lo definì uno dei superman del Tesoro così come il Corriere della Sera che gli ha più volte dedicato approfondimenti giustamente premianti.
E' più che legittimo pertanto salutare con interesse questa nomina.
Rivera ben comprende quanto la fiducia dei Consumatori sia un elemento indefettibile per la costruzione di un rapporto equo e responsabile tra il Cliente e la Banca, intesa quale epicentro di un sistema finanziario affidabile e trasparente.
Un rapporto che nel corso di questi travagliati anni è stato duramente messo alla prova e trova oggi più che mai la necessità di ripartire con volontà di condivisione nell'elaborazione di un architettura dei diritti del Consumatore verso gli Istituti di credito che sia nutrito da solide garanzie in diritto e rinforzato da elementi di patrimonializzazione prudentemente necessari a rendere le Banche solide e virtuose negli impieghi.
Un sistema quindi votato all'armonizzazione, semplificazione e nel contempo alla competitività che non insegua il mercato ma ne determini, personalizzandolo, una parte significativa del proprio orientamento offrendo opportunità agli investitori per ogni stagione della propria vita.
Mai come in questo momento la nomina del Dott. Rivera merita il più accademico in bocca al lupo.
 
 
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