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Diamanti Idb e Dpi: meglio non lasciarli in custodia
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Articolo di Anna D'Antuono
30 giugno 2017 10:15
 

Dopo la notizia dell'apertura di un'inchiesta per truffa da parte della Procura di Milano, che segue l'indagine dell'Antitrust, sono aumentate le richieste di assistenza da parte di clienti Intermarket Diamond Business (Idb) e Diamond Private Investment (Dpi) che hanno comprato i “diamanti d'oro” nelle banche, a partire da Intesa Sanpaolo fino ad Unicredit passando per Mps, Banco Popolare ed altre. Non pochi tra questi hanno lasciato in custodia i diamanti presso le due società.

Il 27 maggio scorso la Idb ha comunicato, per poter concludere il processo di riorganizzazione, di prorogare la sospensione dell’attività di vendita fino alla fine dell’istruttoria sul mercato dei diamanti posta in essere dalle autorità competenti.

Il comunicato tende a celare la verità: la sospensione dell'attività di vendita è ad oltranza. Le istruttorie dell'Antitrust possono durare anche un anno ed oltre, infatti.

Anche, ma non solo, per tale motivo suggeriamo a tutti i clienti Idb e Dpi di non lasciare i diamanti in custodia presso le società.

Vero che, nell'estrema ipotesi di fallimento, i diamanti appartengono al cliente che può rivendicarli presentando apposita istanza, ma nella malaugurata ipotesi in cui non si riuscisse ad individuarli/reperirli il cliente diventerebbe creditore chirografario come da articolo 103 della Legge Fallimentare. In pratica, il cliente perderebbe con ogni probabilità anche il “valore vero” dei diamanti ben inferiore a quello pagato presso le banche, che della vendita sono state complici consapevoli.

Pertanto, invitiamo gli interessati ad attivarsi immediatamente per ritirare i diamanti lasciati in custodia alla Idb ed alla Dpi, anche nel caso in cui si sia conferito mandato alla vendita.

 
 
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