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Educazione finanziaria: parole vuote o strumento concreto?
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Articolo di Alessandro Pedone
13 dicembre 2017 10:17
 
Si è svolto il 12 dicembre un convegno presso la sede della Banca d'Italia a Firenze sull'Educazione Finanziaria. Sono state presentate le iniziative che ha preso e prenderà la Banca d'Italia per favorire l'educazione finanziaria dei cittadini. In particolare è stato presentato il libro “Risparmio alla pari” frutto della collaborazione fra “il Corriere della Sera” e la Banca d'Italia ed i video fatti in collaborazione con il giornalista e storico Paolo Mieli per la serie “Economia e Finanza: non è mai troppo tardi” dedicati all'educazione finanziaria per gli adulti.
Il libro è fatto molto bene, partendo dalle decisioni dell'Arbitro Bancario e Finanziario fornisce in modo molto accessibile alcuni concetti fondamentali per fare scelte consapevoli in materia prevalentemente bancaria (c'è anche qualche accenno agli aspetti legati agli investimenti finanziari, ma sono marginali). Sarebbe molto utile che questi contenuti fossero messi a disposizione in un sito accessibile a tutti, visto che tra poco il libro sarà difficile da trovare.
I video, francamente, sono molto poco utili, noiosi, ingessati, con contenuti decisamente scontati, ma sopratutto poco attraenti. Molto più interessante, invece, il progetto di Orizzonti TV che è una Web TV interamente dedicata all'educazione finanziaria.
Come in tutti i convegni dedicati a questo tema, per l'ennesima volta, è stata presentata la slide che dimostra come più della metà degli italiani non sia in grado di rispondere ad una banalissima domanda sull'interesse semplice (*), e molti meno non sono in grado di rispondere alla domanda sull'interesse composto.
A livello internazionale le competenze in tema finanziario sono indagate con un piccolissimo gruppo di domande estremamente banali. Le competenze necessarie per rispondere correttamente a queste domande (e quindi passare il test) sono largamente insufficienti a fare scelte d'investimento consapevoli. Eppure la maggioranza delle persone non supera neppure questi test.
Ancora una volta, per l'ennesima volta, ho toccato con mano che non è stato sottolineato con la necessaria forza un aspetto centrale dal quale è indispensabile partire se vogliamo seriamente parlare di educazione finanziaria: nel mondo, ed in particolare in Italia, esiste un analfabetismo funzionale che è impressionante. Circa la metà degli italiani non è in grado di leggere un testo di media complessità e comprenderlo! Questo è un dato di fatto che non si può ignorare.
E' assolutamente velleitario pensare di fare educazione finanziaria a queste persone. Prima sarebbe necessario fare una educazione culturale di base e poi si potrebbe sperare di poter fare educazione finanziaria a questi soggetti. Queste persone sono irrecuperabili dal punto di vista della formazione finanziaria, dobbiamo pensare a strumenti di tutela anche per loro – compresi alcuni aspetti di formazione – che non abbiano lo scopo d'insegnargli l'interesse composto (che non saranno mai in grado di capire, se prima non hanno gli strumenti culturali di base ed anche quando mai lo comprendessero non gli servirebbe a nulla), ma di evitare concretamente che le banche usino la loro ignoranza per ingrassare i loro bilanci!
E qui veniamo al cuore del discorso. Se non vogliamo nasconderci dietro un muro di belle parole su come sia importante che le persone abbiano alcune nozioni di base sull'economia e la finanza, dovremmo affrontare il vero nodo che sta alla base della mancata, sostanziale, tutela degli interessi dei risparmiatori. Il risparmio non è tutelato per uno specifico, facilmente identificabile, errore di fondo delle norme che dovrebbero farlo.
Queste norme, infatti, pongono il principale presidio operativo di tutela degli interessi dei risparmiatori nelle mani dei soggetti che hanno un preciso, legittimo, interesse economico a fare esattamente il contrario.
Ad oggi – infatti - la tutela del risparmio è legislativamente affidata alle norme di diligenza, correttezza e trasparenza degli intermediari finanziari (banche, società di gestione del risparmio, ecc.). Le banche avrebbero l'obbligo di operare “nell'interesse del cliente”. Il punto è che nella maggioranza dei casi, l'interesse del cliente corrisponde alla diminuzione dei guadagni della banca. La banca non è un'opera pia. Lo scopo (legittimo) della banca è quello di fare utili per remunerare gli azionisti e tutta la struttura.
Non c'è norma che possa fare in modo che qualcuno vada contro il suo principale obiettivo per il quale esiste. La norma può (e deve!) chiedere ad un soggetto economico di essere corretto, diligente e trasparente, ma non di indurre il proprio cliente a comprare il prodotto più conveniente per lui e meno conveniente per la banca. Questo è utopico, non accadrà mai.
Abbiamo già visto (con la normativa in essere) che semplicemente non funziona (**).
La finanza è un tema enormemente complesso. E' sicuramente auspicabile che sempre più persone acquisiscano più competenze in materia, ma non possiamo pensare che questo sia uno strumento concreto di tutela degli investitori. La tutela degli investitori deve essere affidata a figure professionali specifiche e indipendenti dagli intermediari finanziari, esattamente come accade nel mondo della medicina.
A nessun cittadino è chiesto di fare formazione medica e neppure è chiesto alla case farmaceutiche di consigliare ai cittadini quando prendere i loro farmaci e quando, invece, è più opportuno semplicemente riposare, mangiare meglio, ecc. La salute dei cittadini è affidata a tutto un sistema (più o meno efficace, ci sarebbe tanto da discutere) che è indipendente dai produttori di farmaci. Senza alcun dubbio l'educazione alla salute sarebbe ancora più utile dell'educazione finanziaria, ma a nessuno viene in mente di mettere in piedi tutto quello che si sta mettendo in piedi sull'educazione finanziaria. Questo semplicemente perché – fortunatamente! - esistono i medici: liberi professionisti che mediano la complessità del mondo della medica e la traducono per i clienti che non ne sanno nulla.
Il problema di fondo della finanza è che si chiede ai cittadini di comprendere cose che sono strutturalmente al di fuori delle loro possibilità. Anche qualora tutti i programmi di educazione finanziaria raggiungessero il massimo dei loro obiettivi ragionevolmente perseguibili, non si avrebbe nessun apprezzabile risultato di tutela contro le pratiche commerciali scorrette. Le competenze richieste per fare scelte realmente razionali nel mondo degli investimenti finanziari sono molto più elevate delle semplici nozioni sull'interesse composto e la diversificazione. Ben venga che i cittadini comprendano questi concetti, ma anche quando li abbiano compresi, non sarebbero comunque in grado di aggirare le trappole che le banche quotidianamente gli sottopongono con i prodotti di risparmio gestito.
Ciò che dobbiamo, finalmente, comprendere è che il mondo finanziario è talmente complesso che il singolo cittadino non può più essere lasciato solo alla mercé degli intermediari finanziari.
E' come se oggi lasciassimo che la salute dei cittadini dipendesse dalla “correttezza, trasparenza e diligenza” delle grandi case farmaceutiche e si chiedesse che i cittadini vadano dagli agenti di commercio delle case farmaceutiche a farsi dire come far passare il dolore... Formalmente si può fare, sostanzialmente si ha la certezza che i cittadini ingollerebbero almeno una decina di piccole al giorno, di media...
Questo è quello che accade oggi nel mondo della finanza.
Ciò che serve – concretamente - è la netta separazione della funzione di consulenza rispetto a quella di vendita. Non si deve affidare alle banche il compito di fare gli interessi dei clienti. Le banche, ovviamente, devono essere corrette e trasparenti, ma non deve essere loro il compito di tutelare gli interessi dei clienti. Deve essere chiaro ai clienti che le banche non fanno VERA consulenza. La “consulenza” che fanno è un'attività di vendita (più o meno corretta, dipende dalle persone, ma non è mai VERA consulenza). Le norme dovrebbero prevedere e favorire la formazione di una figura professionale separata a tutti gli effetti dall'intermediario finanziario (figura che già oggi esiste, ma è accessibile solo ad una irrilevante quota d'investitori, in genere molto facoltosi) al quale ogni investitore dovrebbe rivolgersi per tutte le sue questioni di economia e finanza. Così come esiste il medico di famiglia, dovrebbe esistere una sorta di “economista di famiglia” che ha il compito di mantenere in salute il bilancio familiare.
Il giorno in cui la consulenza in materia finanziaria non sarà affidata alle stesse banche che hanno interessi opposti a quelli di coloro che dovrebbero consigliare, allora si potrà parlare seriamente di educazione finanziaria.
Ad oggi, la sensazione che siano solo belle parale, francamente, è troppo forte!

Note: 
(*) Alla domanda: se ho aperto un conto di deposito versando 100 euro ad un tasso del 2% e dopo un anno non ho fatto alcuna movimentazione e non ci sono costi, quale sarà l'importo sul conto corrente? …. Più della metà degli italiani non sa rispondere. Il che significa, in sostanza, che non conosce e sa applicare il concetto di percentuale.  

(**) La nostra proposta per una reale tutela degli investitori l'abbimo espressa in diverse sedi ed in diverse modalità da anni. Uno dei primi articoli divulgativi che abbiamo pubblicato risale al 2009: La tutela degli investitori passa dalla semplicità, non da una finta educazione
 
 
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