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Sovraindebitamento. Come venirne fuori. Un caso concreto
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Articolo di Gabriele Sernesi
23 marzo 2020 16:41
 
 Funzionano le norme che consentono di venir fuori dal cosiddetto sovraindebitamento? Sembra di sì. E qui riportiamo un recente caso.
Una situazione importante, soprattutto in questo periodo di forti restrizioni economiche che - non presagirlo sarebbe ignorare la realtà – porteranno a conseguenze molto difficili; e dove i più deboli potranno ritrovarsi in situazioni molto difficili. Auspicando che quanto vi riportiamo possa essere di monito e di esempio, per creditori, per debitori e per amministratori della giustizia.

L’esempio è riportato dall’avv. Gabriele Sernesi, che per Aduc cura informazioni, consulenza e assistenza sulle vicende di sovraindebitamento. E che ha anche stilato una specifica scheda pratica che può servire a raccogliere le prime informazioni per muoversi in questo ambito

Ecco il nostro caso
Il Tribunale di Busto Arsizio, nell’ambito di una procedura di sovraindebitamento, con decreto del 27/12/2019 ha acconsentito all’apertura del procedura di liquidazione del patrimonio in favore di un consumatore fortemente indebitato, che non aveva altro patrimonio da mettere a disposizione dei creditori se non quello derivante dalle somme percepite mensilmente dal proprio lavoro dipendente.
In sostanza, il Tribunale ha riconosciuto al consumatore la possibilità di ripartire nella società come soggetto economicamente sano, prevedendo il pagamento dei debiti per 4 anni con una quota delle somme percepite da dipendente.

Le circostanze d’indebitamento
Il consumatore, che era un padre di famiglia, in seguito alla separazione coniugale doveva provvedere al versamento mensile di un assegno di mantenimento alla figlia e al pagamento dell’affitto nella nuova casa dove era andato ad abitare.
Tali importi si aggiungevano alle somme che l’uomo doveva versare mensilmente per una cessione del quinto che aveva mesi prima stipulato e alle somme che doveva restituire ad una finanziaria per il credito a consumo. Tuttavia l’uomo aveva solo uno stipendio medio da lavoratore dipendente.
Il credito residuo che l’uomo doveva ancora pagare era di circa € 50.000, ma non riusciva più a sopportare la discrepanza tra entrate ed uscite.

Le richieste al Tribunale
Il padre di famiglia chiedeva al Tribunale, pertanto, di poter pagare tutti i debiti con la somma mensile di € 300,00, da dividersi in parti uguali tra i creditori e per esigenze di lavoro di poter mantenere la macchina.

La decisione del Tribunale
Il Tribunale dopo aver valutato la completezza e veridicità di tutte le informazioni date dal consumatore e che l’eccessivo indebitamento dell’uomo non era dovuto a sua colpa ma alle esigenze sopravvenute del caso, ha ritenuto (documentalmente provato) che la somma mensile necessaria per vivere dell’uomo e della sua famiglia fosse pari a € 1.200,00 (comprensivo della locazione e dell’importo da versare alla figlia).
Pertanto il Tribunale ha disposto l’interruzione di tutte le procedure esecutive pendenti e il divieto di introdurne di nuove e ha decretato che ciò che sarebbe rimasto dello stipendio detratta la somma di € 1.200,00, fosse mensilmente versata ai debitori per tutta la durata della procedura di liquidazione, ovvero, per 4 anni.
Il Tribunale ha, però, ritenuto di non dover lasciare la macchina al consumatore ed ha disposto che questa dovesse essere venduta all’asta per mettere la somma eventualmente ricavata a disposizione dei creditori, ma nel contempo ha autorizzato il liquidatore a rinunciare alla vendita dell’auto nel caso in cui l’operazione fosse risultata poco conveniente per le spese di procedura da sostenere.
Con questo ha di fatto dato al debitore la possibilità di mantenere anche l’auto.
Infine, il Tribunale ha disposto espressamente che nella procedura sarebbe dovuta rientrare anche la cessione del quinto, permettendo così al debitore di liberarsi definitivamente anche di tale peso.
Chiusasi dopo 4 anni la procedura di liquidazione l’uomo potrà usufruire degli effetti della esdebitazione.
 
 
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