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Astaldi e Cdp: il 'campione nazionale' non deve dimenticare gli 'obbligazionisti nazionali'
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Articolo di Giuseppe D'Orta
26 gennaio 2019 16:01
 
A fine settembre la società di costruzioni Astaldi ha depositato una domanda di concordato preventivo con riserva, premessa per il deposito di una proposta di concordato preventivo in continuità aziendale presso il Tribunale di Roma al fine di giungere ad un accordo di ristrutturazione dei debiti, i cui principali sono con Intesa Sanpaolo, Unicredit e Banco Bpm.

Entro il 14 febbraio occorre presentare in Tribunale il piano con la proposta e si è ora giunti alla stretta finale. Al momento, l'unica offerta ben delineata è quella del gruppo giapponese Ihi, disposto ad immettere 600 milioni tra coinvolgimento diretto e aumento di capitale garantito da un consorzio composto da banche. Altro pretendente è il gruppo Salini Impregilo che dapprima era interessato solo alla parte lavori di Astaldi scaricando il grosso dei debiti in una bad company appositamente creata, ma è stato costretto dalla concorrenza giapponese ad alzare la propria posta.

Stanti le complicazioni in cui versano più soggetti del settore, nelle ultime settimane si è iniziata a considerare una soluzione di sistema: un "campione nazionale" delle costruzioni pubblico-privato che partendo da Salini Impregilo comprenda i gruppi in difficoltà come Astaldi, Coop Cmc, Condotte, Grandi Lavori Fincosit.
Il tutto con la regia e la partecipazione nel capitale da parte della Cassa Depositi e Prestiti il cui presidente Massimo Tononi ha dichiarato che "Se vi fossero delle dinamiche sfavorevoli noi siamo pronti a immettere risorse per il bene della nostra economia. Penso ad esempio al settore delle costruzioni, che sta vivendo un momento molto difficile; stiamo valutando le possibilità di intervento a nostra disposizione". Analogo il pensiero del viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Edoardo Rixi, per il quale il ruolo attivo di Cdp "consentirebbe di non ritardare ulteriormente le opere e di fare un'operazione meritoria, conservando una capacità edile del sistema italiano". 

Insomma, si prospetta una soluzione organica e politica riguardo l'intero comparto con l'intervento finanziario dello Stato tramite la Cassa Depositi e Prestiti. La discesa diretta in campo da parte del Governo non può però prescindere dal fatto che una consistente parte del debito complessivo di Astaldi è costituita da due prestiti obbligazionari. Il primo, convertibile 4,875% scadenza 2024, per 140 milioni e soprattutto l'emissione 7,125% scadenza 1 dicembre 2020, con un nominale pari a 750 milioni ed emessa il 4 dicembre 2013I due bond sono in possesso di un gran numero di investitori al dettaglio, che Aduc sta assistendo.

L'eventuale "campione nazionale" che dovesse sorgere dovrà pertanto tenere nella dovuta considerazione l'altra offerta, che vedrebbe arrivare in Astaldi capitale fresco per ben 600 milioni, assieme agli altrettanto "nazionali" risparmiatori al dettaglio che hanno dato credito ad Astaldi, senza penalizzarli. Obbligazionisti che ai primi di febbraio vedranno il Tribunale di Roma nominare il rappresentante comune per il bond 2020.

Aduc ricorda la propria iniziativa a tutela degli obbligazionisti ed anche degli azionisti Astaldi assieme alla parallela iniziativa di valutazione della corretta esecuzione dell'acquisto da parte dell'intermediario.
 
 
 
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