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Trasparenza sui costi ex-post nei servizi finanziari. Finalmente la Consob prende una posizione chiara e netta
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Articolo di Alessandro Pedone
1 marzo 2019 15:20
 
 Ieri 28 febbraio la Consob ha finalmente pubblicato una presa di posizione chiara sulla questione della comunicazione dei costi ex-post nei servizi d'investimento (1).
Ricordiamo la vicenda a favore di chi avesse perso le “puntate precedenti”.
Dall'inizio dello scorso anno è pienamente in vigore una normativa la quale – per usare le parole della stessa Consob - “impone in modo incondizionato, chiaro ed esplicito, agli intermediari di fornire agli investitori, ex ante ed ex post, informazioni in forma aggregata su tutti i costi ed oneri connessi ai servizi prestati ed agli strumenti finanziari, per consentire al cliente di conoscere il costo totale ed il suo effetto complessivo sul rendimento.”
Ciò che spaventa gli intermediari è dover comunicare con i rendiconti relativi all'anno 2018 i costi che gli investitori hanno effettivamente pagato (costi ex-post) poiché la quasi totalità degli investitori non è a conoscenza di quanto effettivamente stiano pagando. Le coincidenze temporali, poi, non aiutano anche perché nel 2018 la quasi totalità degli investitori vedrà un rendimento negativo. Mediamente gli investitori pagano circa il 2% (ovviamente chi paga molto di più, chi paga di meno) sul capitale investito nei prodotti finanziari comunemente distribuiti. Poiché nel 2018, la media dei fondi comuni d'investimento ha perso tra il 4 ed il 5%, non sarà gradevole per i clienti scoprire che circa la metà delle perdite che hanno subito sono dovute ai costi che non sapevano di sostenere per un servizio di cui non percepiscono minimamente l'utilità.

Ad inizio 2018 gli intermediari si sono lamentati del fatto che non erano pronti ad applicare la normativa. In modo in parte implicito, in parte esplicito, hanno ottenuto una sorta di “chiusura di un occhio” da parte dell'ESMA (l'Autorità di Vigilanza Europea) la quale ha detto che per quanto riguarda la comunicazione dei costi ex-post nel 2017 potevano evitarlo (essendo la normativa entrata in vigore nel 2018), ma che avrebbero dovuto farla comunque ai clienti che chiudevano il rapporto.
In Italia, la Consob, fino ad oggi, ha chiuso entrambi gli occhi, dal momento che nel 2018 nessun intermediario ha fatto questa comunicazione ai clienti che hanno chiuso il rapporto.

Ad inizio del mese scorso viene pubblicato un articolo riporta un incontro tra le associazioni delle banche e degli intermediari finanziari (Abi, Assoreti, AssoSim ed Assogestioni) e la Consob nel quale le associazioni chiedevano dei chiarimenti su come fare questi rendiconti.
Secondo le fonti giornalistiche, l'incontro avrebbe partorito l'idea di proporre un “tavolo di lavoro” con l'ESMA per ottenere questi chiarimenti.

A seguito dello scandalo che questo articolo ha generato, finalmente, la Consob ha chiarito che la norma è pienamente in vigore ed è “chiara ed esplicita”.

Siamo a Marzo e gli intermediari avrebbero già dovuto provvedere a fornire i rendiconti per l'anno scorso, ma evidentemente hanno il terrore della reazione dei clienti.

Adesso che la Consob ha finalmente preso una posizione inequivoca, non resta che mettere gli intermediari davanti alle proprie responsabilità, mettendoli formalmente in mora
Se non adempiranno in tempi ragionevoli, dovranno risarcire i danni!

(1) http://www.consob.it/web/area-pubblica/bollettino/documenti/bollettino2019/ra_20190228_2.htm
 
 
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