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Banca Popolare di Bari: secondo il Ministro Tria è tutto ok, secondo Aduc è scritto tutto il contrario
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Banche in crisi di Giuseppe D'Orta
2 novembre 2018 12:23
 
 Oramai è chiaro a tutti: ai piani alti nessuno ha compreso, o nessuno vuole mostrare di avere compreso, la reale situazione in cui versa la Banca Popolare di Bari.

Mercoledi scorso, 31 ottobre, durante le interrogazioni a risposta immediata in Aula, il cosiddetto "question time", il Ministro dell'Economia e delle Finanze, Giovanni Tria, ha risposto ad un'interrogazione presentata dalla deputata Francesca Ruggiero del M5S.

La deputata ha sprecato una grande occasione, concentrandosi sull'impossibilità di vendere le azioni e domandando al Ministro Tria una cosa impossibile, vale a dire l'intervento del Fondo Interbancario di Tutela di Depositi per pagare i pronunciamenti del Collegio dell'Arbitro per le Controversie Finanziarie contro la Popolare di Bari, pronunciamenti cui la banca non sta adempiendo.

L'on. Francesca Ruggiero, insomma, non ha letto il nostro "avviso ai navigati" in cui spieghiamo chiaro e tondo che a Bari mancano pochi mesi all'avverarsi dell'ennesima tragedia non solo per gli azionisti, oramai azzerati dal mercato prima ancora che dai prossimi eventi, ma anche per le migliaia di portatori di obbligazioni subordinate.

Il Ministro Tria, anche a causa di domande che non si sono concentrate sulla vera essenza del problema, ossia una banca sull'orlo del dissesto, ha replicato: "Il nostro sistema bancario sta progressivamente acquistando stabilità e non si ravvisano ipotesi di intervento nel settore. Il governo sta vigilando perché il settore non venga messo in difficoltà", Per Banca Popolare di Bari (e per Carige) non possono essere utilizzate misure preventive di schemi di garanzia dei depositi perché esse sono finalizzate a superare uno stato di dissesto o di rischio di dissesto, che non ricorre. Questo tipo di interventi è inoltre ritenuto dalla Commissione europea alla stregua di aiuti di Stato e quindi sottoposto alla condivisione dei rischi da parte dei possessori di bond e azionisti.

Le affermazioni del Ministro Tria sono corrette, tranne la premessa secondo cui non ci sarebbero al momento banche in difficoltà. Il rumor di Bloomberg dello scorso maggio, secondo cui alla Popolare Bari occorrono 250-350 milioni di nuovo capitale, non è stato smentito da nessuno e, in assenza di interventi, si nota la coincidenza tra l'importo del fabbisogno di capitale della Popolare di Bari e i 300 milioni dei suoi bond subordinati. Interventi che, come giustamente fatto notare dal Ministro Tria, non possono avvenire da parte dello Stato ma, se dovessero ancora tardare, non potranno salvare non soltanto gli azionisti, oramai già spacciati, ma nemmeno i bond subordinati che stanno scambiando con una valutazione da default. Al prezzo di 60, infatti, il rendimento netto annuo dell'obbligazione è pari al 23,57%.

A meno che qualche altro "navigato" se ne accorga in tempo (è rimasta solo la Banca d'Italia), il futuro è scritto: tra alcuni mesi la Banca Popolare di Bari sarà oggetto di interessamento da parte del Governo (e non solo), ma non nel senso inteso dal Ministro Tria. Anche la Popolare Bari sarà andata, insomma.

 
 
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