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L’epistemologia di Paolo Savona. Porterà cambiamenti concreti nelle decisioni della Consob?
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Editoriale di Alessandro Pedone
18 giugno 2019 15:42
 
 La settimana scorsa, 14 Giugno 2019, il neo presidente della Consob, Paolo Savona ha tenuto il consueto “Discorso del presidente al mercato finanziario”. Chi lo desidera può leggerlo qui o ascoltarlo su Youtube qui.
L’intervento ha ricevuto asprissime critiche, in alcuni casi ai limiti (o forse oltre) dell’invettiva (1), così come lodi sperticate prevalentemente da ambienti definibili come “sovranisti”. Indubbiamente si tratta di una relazione molto diversa dalle precedenti e sicuramente merita delle riflessioni.
L’impianto generale della relazione è stato essenzialmente di tipo economico e sembrava più una sorta di “contro-relazione” rispetto a quella del Governatore della Banca d’Italia. Nel discorso di Savona ci sono stati pochi accenni specifici relativi all’operato della Consob e questo ha generato diverse critiche. C’è da dire che il discorso è stato accompagnato dalla classica Relazione annuale della Consob contenente – come sempre – moltissime informazioni e dati sull’attività della Consob. Le critiche, quindi, appaiono quantomeno superficiali appunto perché si limitano al discorso pubblico ma ignorano tutto il materiale che lo accompagnava.

In questa sede, non voglio soffermarmi sugli aspetti economici del discorso. Sarebbero molto interessanti, ma desidero cogliere un aspetto che è stato molto meno ripreso dai media perché di ordine più teorico, anche se potenzialmente più importante per la specifica attività della Consob.
In due passaggi del suo discorso, Savona fa un critica all’uso potenzialmente fuorviante delle statistica. Si tratta di un argomentazione che più volte abbiamo ripreso su questo sito (per approfondire consigliamo di leggere: “Decisioni, probabilità e investimenti finanziari”). A pagina 5, pur non parlando tanto di finanza quanto di economia Savona scrive: “L’uso consueto di medie non rappresentative dell’universo in quanto la distribuzione di frequenza (curtosi) delle informazioni statistiche non ha caratteristiche normali (gaussiane), induce ad una valutazione distorta…”

Più ampio, e forse anche discutibile, il discorso epistemologico che Savona ha fatto verso la fine del suo intervento riferendosi agli algoritmi d’intelligenza artificiale, in particolare ai famosi nuovi algoritmi di autoapprendimento (machine learning). Citiamo ancora: “Questi progressi tecnologici corrispondono a una rivoluzione nella logica della ricerca scientifica, perché consento al metodo induttivo di impossessarsi di basi scientifiche, che un tempo non aveva, per elaborare le osservazioni; perciò era stato espulso dai progressi registrati dal metodo deduttivo, come quello usato dall’econometria. La logica della ricerca basata sull’osservazione, secondo l’insegnamento di Leonardo da Vinci, Galileo Galilei e Francis Bacon, per citare solo tre grandi maestri che hanno lasciato un segno nella cultura, riprende il centro dell’arena di mercato dopo averla ceduta per un lungo periodo alla logica probabilistica oggettiva propiziata da Daniel Bernoulli e a quella soggettiva di Bruno de Finetti. Con le sue ricerche pionieristiche sull’epistemologia, Giuseppe Peano ha proiettato la conoscenza scientifica verso le conquiste dell’intelligenza artificiale.
Pochi nel mondo hanno già raggiunto questa frontiera, peraltro in continua espansione. I più devono ancora percorrere il tratto che da essa li divide. L’Italia è fra questi.”


Si tratta, chiaramente, di un passaggio non facilmente comprensibile se non si hanno un po’ di rudimenti di epistemologia. Nel piccolo mio, non condivido la tesi di fondo espressa da Savona in questo passaggio perché ritengo che si chieda agli algoritmi d’intelligenza artificiale ciò che non possono dare: sostanzialmente scoprire il futuro.
Credo che Savona stia facendo la stessa tipologia di errore che lui stesso critica per quanto riguarda l’uso fuorviante della statistica e dei modelli matematici in generale. Per lungo tempo – e tutt’ora lo facciamo - si è cercato di ridurre l’incertezza (ineliminabile) al concetto di “rischio” attraverso l’uso della matematica e della statistica (2).
Un caso classico – in finanza – è l’utilizzo di un indicatore che si chiama VaR (Value-at-Risk), il quale indica la massima perdita di un portafoglio finanziario in un dato periodo di tempo con un dato intervallo di confidenza. La stessa Consob, in sostanza, incoraggia l’utilizzo di un indicatore di questo tipo per poter effettuare la verifica di adeguatezza dei portafogli finanziari dei clienti al loro profilo di rischio.
Praticamente la totalità dei profili di rischio degli investitori italiani (ma non solo) viene tradotta in un intervallo di VaR entro il quale l’operazione raccomandata si considera adeguata ed oltre il quale non lo è più. Tutti coloro che si occupano con dedizione a queste cose sanno bene che il VaR è altamente instabile ed è – sostanzialmente – inadeguato a rappresentare la possibile oscillazione del portafoglio. Il dato di fondo è la già richiamata distinzione fra il concetto di rischio e quello di incertezza (2). Il VaR avrebbe un senso se la distribuzione statistica delle variazioni dei prezzi delle attività finanziarie fosse conosciuta, ma così non è. Ciò nonostante la Consob, ad oggi, non solo consente, ma sostanzialmente incoraggia ad utilizzare questo strumento per assolvere agli obblighi di condotta degli intermediari finanziari (e – purtroppo – anche delle società di consulenza finanziaria indipendenti e dei consulenti finanziari autonomi che hanno una legislazione ripresa pedissequamente da quella degli intermediari, pur essendo una cosa molto diversa).

Visto che Savona sembra avere chiarissimo – sul piano teorico – l’insensatezza di tutto questo, ci aspetteremmo che operasse affinché il larghissimo utilizzo fuorviante della statistica applicata alla presunta tutela degli investitori venga rivista in futuro. L’esperienza, purtroppo, ci suggerisce che molto difficilmente questo accadrà.

Tornando all’argomentazione epistemologica di Savona, in sostanza lui sostiene che invece di applicare la statistica e la matematica per tentare di dedurre delle previsioni partendo da assiomi e postulati sul funzionamento dell’economia e della finanza, potremmo/dovremmo utilizzare gli algoritmi per ricavare delle osservazioni dirette dei fenomeni economici (i famosi big data) delle leggi, delle astrazioni, che noi non siamo in grado di ricavare perché i fenomeni non sono matematicamente modellizzabili (essenzialmente perché sono non lineari). Noi crediamo che questa argomentazione riponga eccessiva fiducia in ciò che possono fare gli algoritmi di nuova generazione, così come tutt’ora si ripone eccessiva fiducia alla modellistica matematico/statistica.
La strada più sicura, a nostro avviso, è quella di accettare ed accogliere l’inevitabile incertezza e modificare i processi decisionali in funzione di essa. In altre parole, socraticamente, accettare di non sapere.

Note
1 - Il discorso di Savona è stato oggetto di critiche feroci e sovente prive di fondamento alcuno. Ad esempio, su YouTube hanno avuto certo rilievo due video con protagonista il prof. Michele Boldrin ed altri che sostanzialmente sbeffeggia il prof. Savona. Il primo video (“La relazione di Savona alla CONSOB e' una corazzata Potëmkin!”) è stato visto, mentre scrivo, da circa 15 mila persone, mentre quello successivo (“L'angolo di Phastidio. Quel che Savona&Co dicono di voler fare, lo faranno?”) è stato visto da circa 9 mila persone, mentre il video della Consob con il discorso da meno di 5 mila persone. In questi video si sostiene in estrema sintesi che Savona sia un totale incapace e si contestano perfino i numeri contenuti nella relazione. Si contesta, ad esempio, il dato delle attività finanziarie complessive dell’Italia. Secondo la relazione di Savona a pag. 9, sono pari a circa 16 mila miliardi di euro. Il prof. Boldrin e gli altri nel video, sostengono che questo dato sia del tutto campato in aria e che Savona non saprebbe fare neppure le somme. Il dato, invece, è ripreso da quelli ufficiali della Banca d’Italia e si può leggere qui:. Questo è solo un esempio, ma vale un po’ per tutte le invettive formulate in questi lunghi video. In sostanza non si condivide l’argomentazione di fondo e si strumentalizza ogni passaggio per metterlo in ridicolo su basi totalmente infondate o perché non si conoscono i dati o perché non si è realmente compreso cosa il passaggio volesse dire. Naturalmente è legittimo avere opinioni diverse (in questo stesso articolo ne abbiamo evidenziata una), ma un conto è esprime opinioni, altro è fare delle invettive. Il prof. Boldrin è senza dubbio una mente brillante, sarebbe molto utile se - invece di abbassarsi ad invettive – vollese “abbassarsi” a spiegare sulla base di quali diversi principi giunge a conclusioni diverse. In genere, invece, si richiama al principio di “autorità”. La maggioranza degli economisti è d’accordo con il suo pensiero (e molto probabilmente è così) quindi tutti gli altri sarebbero degli imbecilli ignoranti. Altre critiche evidentemente preconcette si sono soffermate, sempre sbeffeggiando, talvolta chiamando in causa l’età di Savona, su dettagli insignificanti come il fatto che nel testo si parli di “Caverna di Socrate”. Chi ha mosso queste critiche si è coperto di ridicolo poiché se è vero che l’episodio è più noto con l’espressione “Caverna di Platone” è anche vero sia che lo stesso Savona, nella lettura, ha precisato “Caverana di Socrate o di Platone, se preferite” ed inoltre l’espressione caverna di Socrate è assolutamente corretta perché Platone la riporta citando Socrate come autore.
2 - La differenza sostanziale fra “rischio” ed “incertezza” è che quando parliamo di “rischio” non conosciamo cosa accadrà in futuro, ma conosciamo la distribuzione di probabilità. Quando parliamo d’incertezza, invece, non solo non sappiamo cosa accadrà in futuro, ma non conosciamo neppure con quale distribuzione di probabilità una fenomeno si manifesterà.
 
 
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