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Investimenti finanziari: quando vendere?
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Editoriale di Alessandro Pedone
26 maggio 2020 17:12
 
Non esiste vento favorevole
per il marinaio che non sa dove andare
Seneca

Ieri ho fatto una telefonata esplorativa con un potenziale cliente, lettore di queste note, il quale mi ha ispirato il tema di questo articolo. Dipendenti bancari e promotori finanziari non prendono mai in considerazione l’ipotesi di disinvestire. Se i mercati vanno bene, investire è una buona opportunità, se le cose vanno male è ancora di più il momento di investire perché i prezzi sono bassi. 
Questo nostro lettore cercava qualcuno che potesse dirgli anche quando è il momento di vendere e provare ad evitare i grandi cali dei mercati. 
Su queste colonne, ripeto fino allo sfinimento che è impossibile prevedere i mercati, ciò nonostante ho scritto anche che è più importante sapere quando vendere che quando comprare. Le due cose sono forse in contraddizione? No, ma per comprenderlo è necessario fare un cambio di prospettiva legato al modo in cui si prendono le decisioni finanziarie.
 

PERCHÉ INVESTI?

Non c’è niente di più nascosto di ciò che è costantemente davanti ai tuoi occhi. 
L’errore di fondo che porta gli investitori a fare scelte sbagliate, comprese quelle di non capire quando è il momento di vendere, è talmente evidente, talmente ovvio, talmente scontato che non riescono a vederlo. 
La maggioranza degli investitori non si domanda perché investe, poiché ritiene che la risposta sia scontata, quasi priva di senso: “investo per guadagnare”.
Lo scopo nell’investire è quello di generare altro denaro dal denaro. 
Questa mentalità è così scontata, così radicata, così condivisa praticamente tra tutti gli attori della finanza che solo metterla in discussione sembra da folli. 
In realtà questa risposta non è sbagliata è semplicemente largamente insufficiente. 
E’ come se io e te fossimo dentro la tua automobile ed io ti chiedessi: “perché stai utilizzando l’automobile in questo momento?” e tu mi rispondessi: “la uso per spostarmi”. La risposta, in sé, non è sbagliata, ma è insufficiente, direi pleonastica, certamente non è utile. 
Come è possibile avere le idee chiare su quando vendere un investimento finanziario se non si hanno le idee chiare sul perché investiamo? Sarebbe un po’ pretendere di sapere quando e dove curvare, quando frenare e quando accelerare in automobile senza avere la più pallida idea della destinazione del viaggio.
La domanda “perché investi?” dovrebbe essere il vero punto di partenza di ogni decisione finanziaria e non si può liquidare in cinque minuti con risposte tipo: “conservazione del capitale”, “moderata crescita del capitale contenendo le oscillazioni”, “crescita del capitale”. Queste sono tutte risposte che fanno parte della mentalità per la quale l’unico scopo dell’investimento è produrre altro denaro dal denaro. Poiché gli investimenti hanno questo “brutto vizio” per il quale associato al rendimento c’è il rischio, allora abbiamo questa insufficiente definizione degli obiettivi che tenta di scindere il macro-obiettivo di “produrre denaro dal denaro” in sotto-obiettivi che tengono in considerazione, parzialmente, un certo concetto di rischio (sul rischio consiglio di leggere questo articolo: Rischio: il più grande equivoco della finanza). 
Ma la risposta rimane fortemente insufficiente. Tornando alla metafora del viaggio in auto, siamo passati dal rispondere “la uso per spostarmi” al rispondere “la uso per spostarmi piuttosto velocemente”, oppure “la uso per spostarmi con molta prudenza”. 
Ok, ho qualche informazione in più, ma l’informazione rilevante, cioè “dove voglio andare”, è sempre completamente assente.
In sintesi: posso decidere quando vendere solo se ho ben chiaro cosa voglio ottenere dai soldi che ho investito
 

I CROLLI DEI MERCATI FINANZIARI SONO PREVEDIBILI?

Cambiamo apparentemente argomento: è possibile evitare i grandi crolli dei mercati? 
Un consulente indipendente è in grado di valutare se i prezzi dei mercati siano eccessivamente cari o siano crollati eccessivamente?
E’ relativamente facile valutare se i prezzi, in un dato momento, siano eccessivi (carissimi o bassissimi) oppure “normali”. Però, sarebbe un grave errore pensare che ad un eccesso di prezzo consegua necessariamente in tempi prevedibili una correzione in senso opposto. Tutti gli eccessi, prima o poi, vengono riequilibrati, ma nessuno può prevedere come e quanto il nuovo equilibrio si realizzerà. Spesso ci si focalizza sul quando, ma anche il “come” può fare tutta la differenza del mondo.  Il nuovo equilibrio si può raggiungere attraverso un veloce aggiustamento del prezzo, oppure attraverso un più lento aggiustamento del valore. Per molti mesi, trimestri o addirittura anni, gli eccessi possono non equilibrarsi affatto ed anzi peggiorare a causa di nuovi fattori (interni o esterni al mondo finanziario) che non si sono mai realizzati prima nella storia. I mercati finanziari sono fenomeni sociali, non seguono leggi della fisica. Il denaro è una convenzione sociale. Non esiste un quantitativo di denaro stabilito per natura, così come non esiste un prezzo “giusto” oggettivamente. 
Un investitore adulto deve accettare che gli eccessi esistono ed è ragionevole tenerne conto, ma al tempo stesso l’incertezza domina sopra ogni altra cosa in finanza. 
E’ per questo che le decisioni d’investimento finanziario devono essere guidate da una combinazione di aspetti strategici e tattici. Le scelte strategiche devono nascere dal “perché investi?” mentre le scelte tattiche devono sempre essere secondarie e prevedere la possibilità di sbagliare senza compromettere gli obiettivi strategici.
(per chi volesse approfondire ho cercato di sintetizzare questo tema molto complesso in questi due articoli che invito a leggere:  

SAPERE DI NON SAPERE: DIVERSIFICARE, ANCHE TEMPORALMENTE


Platone ci racconta che il grandissimo Socrate era considerato l’uomo più saggio vivente benché lui dicesse di saper una sola cosa: sapeva di non sapere. In finanza, accettare di “sapere di non sapere” è il primo passo per poter farne a meno.  Una volta fatta chiarezza circa i propri obiettivi strategici, in realtà, è abbastanza facile capire che le scelte su dove e quando investire siano relativamente semplici ed abbiano in pratica sempre la stessa risposta dettata dal buonsenso: diversificare.
Se sai di non sapere, quello che cerchi di fare è semplicemente non mettere tutte le uova nello stesso paniere: invece di comprare alcune azioni specifiche, acquisterai migliaia di azioni rappresentative di tutte le azioni mondiali. 
Se sei consapevole che i mercati hanno prezzi particolarmente anomali, ma sai anche che non si può sapere quando e come questa anomalia possa rientrare, potresti semplicemente dilazionare l’ingresso o l’uscita. In altre parole diversificare il tempo. 
Questo lavoro di entrata e di uscita deve essere prima di tutto guidato dagli obiettivi di vita: la base di sicurezza economica per il mantenimento del tenore di vita rispetto ad eventuali avversità, lo studio universitario e/o l’avviamento professionale dei figli, qualche sogno che necessita di somme importanti di denaro (come può essere una seconda casa, un viaggio molto importante, l’avvio di un’attività economica, ecc.), la propria pensione e quella dei propri cari. Avere dei “conti mentali” legati a questi obietti rende molto più facile decidere se comprare o vendere, non in funzione di ciò che prevedo che accadrà, ma in funzione di ciò che è accaduto e della situazione attuale.
Facciamo un esempio per capire come partendo dagli obiettivi di vita si semplificano le decisioni finanziarie.
Immaginiamo una famiglia che ha 500.000 euro da parte, un tenore di vita di 50 mila euro annui. Un figlio di 10 anni. Il marito è un dirigente e guadagna mediamente 60 mila euro annui, ma con una componente variabilità abbastanza accentuata. Vivono in casa di proprietà. Un primo obiettivo fondamentale è la sicurezza economica. Ritengono che avere un importo pari 3-5 anni del proprio tenore di vita in asset finanziari molto poco oscillanti (obbligazioni o simili) possa dare una buona serenità economica. 
Altro obiettivo è quello di costituire un capitale pari ad almeno 50 mila euro per gli studi del figlio e/o l’avviamento lavorativo. La moglie sogna una seconda casa al mare, mentre il marito vorrebbe mettersi in proprio per un’idea imprenditoriale che sta coltivando da tempo. Questo è necessariamente un quadro molto abbozzato, per poter fare un’analisi approfondita bisognerebbe allargarlo alla situazione ereditaria, gli aspetti di salute, le coperture assicurative, ecc. 
Già questo quadro, però, ci può far capire come la scelta di acquistare o vendere, se inquadrata alla luce dei propri bisogni prenda una prospettiva completamente diversa. 
Ipotizziamo di trovarci in una situazione come quella di qualche mese fa con i mercati azionari molto alti. Non sapevamo se sarebbero scesi, sapevamo però che erano decisamente alti. In un contesto del genere, un conto è fare la scelta basandomi sulla previsione di un possibile crollo a breve, altro conto è fare una scelta sulla base delle esigenze di sicurezza economica o del mio progetto di aprire a breve una mia attività imprenditoriale. 
Stesso discorso a seguito di un crollo del mercato azionario. Osservo che i mercati azionari mondiali sono scesi del 30%. Se scelgo di entrare perché prevedo che i mercati abbiano toccato il minimo, di fatto sto facendo una scommessa. Se scelgo di iniziare ad entrare per costruire il capitale per i 20 anni di mio figlio, quella scelta assume tutt’altra razionalità. Anche la successiva decisione di rivende quelle azioni sarà molto facilitata dal fatto che quel denaro ha un’etichetta “appiccicata”. Fra cinque o sei anni, in presenza di un altro periodo di andamento dell’azionario molto florido, sarà facile osservare che i prezzi sono di nuovo alti e – pur non potendo sapere se di lì a poco crolleranno – e decidere di iniziare ad alleggerire perché la data in cui quel denaro sarà usato si avvicina. 
Ovviamente questa è una semplificazione per far comprendere come partire dagli obiettivi di vita cambia la prospettiva delle decisioni finanziarie.
Un professionista indipendente può aiutarti a progettare un piano d’investimento per sfruttare la diversificazione in modo intelligente affinché la strategia (“perché investo?”) e la tattica (“ci sono eccessi nei prezzi?”) si combinino insieme in modo ottimale. 
 
 
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