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Una nuova Bretton Woods
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Editoriale di Alessandro Pedone
19 ottobre 2011 18:10
 
A partire dalla crisi del 2008 il sistema finanziario mondiale non è più lo stesso.
Dopo il collasso ed il salvataggio delle grandi banche mondiali (quelle “troppo grandi per fallire”) il problema si è trasferito agli Stati, in primo luogo a quelli periferici europei, ma adesso anche a quelli una volta considerati più solidi come la Francia (passando prima per la nostra disgraziatissima Italia). E' ormai evidente ai più che anche quella che veniva considerata la “solidissima” Germania, non potrebbe passarsela bene se tre quarti dell'Europa dovesse fare fatica a piazzare i propri titoli di debito pubblico sul mercato.
Nel prossimo week-end ed in quello successivo i leader europei e poi quelli del G20 dovrebbero annunciare un nuovo “piano di salvataggio” dopo che quello del 21 Luglio scorso è praticamente naufragato fra le lentezze della politica europea.
Speriamo che questa volta la soluzione sia all'altezza (e sopratutto implementata rapidamente), ma non può sfuggire a nessuno che qualunque sia la soluzione che i politici troveranno, questa non potrà che essere una soluzione “provvisoria”, come provvisoria fu la soluzione che gli Stati Uniti adottarono con il famoso Troubled Asset Relief Program (TARP). Il TARP “curò” i sintomi della malattia, ma non curò certo le vere cause che risiedono in una eccessiva finanziarizzazione dell'economia.
Le istituzioni finanziarie hanno assunto un ruolo non solo del tutto abnorme ma anche dannoso per l'economia stessa. Da tempo la finanza ha smesso di assolvere al compito principale: raccogliere risparmio e concederlo alle aziende. Questo compito sta diventando sempre di più un aspetto secondario del business delle grandi banche. Oggi queste istituzioni fanno gli utili veri attraverso la finanza, negoziando titoli, in grande parte complicatissimi strumenti finanziari derivati, assumendosi rischi spesso incalcolabili. Fino a quando queste scommesse vanno bene la pletora di manager si divide bonus per centinaia di miliardi. Quando le cose vanno male, vengono salvate dai governi perché le banche sono sistemiche ed il fallimento di una grande banca avrebbe danni incalcolabili sull'economia reale (Lehman docet).
Questa situazione è chiaramente inaccettabile. Non solo perché implica uno sperpero di denaro pubblico a vantaggio di una ristrettissima classe di privilegiate, ma anche perché produce dei disturbi periodici all'economia reale, disturbi che implicano costi ancora peggiori.
La crisi del 2008 ci ha portato in dote una severissima recessione economica. Questa crisi del 2011 (che si può leggere come la seconda parte della crisi precedente) ci porterà un nuovo rallentamento dell'economia, speriamo meno grave del precedente.
Nel 2008 dopo la cura dei sintomi, non siamo stati in grado di mettere mano alla cura della malattia.
Ci riusciremo questa volta? Quale sia la vera malattia e quale sia la cura è ormai patrimonio piuttosto condiviso.
Servirebbe una seconda Bretton Woods nella quale, come dopo la seconda guerra mondiale, si riscrivano le regole della finanza internazionale.
Il primo scopo di queste nuove regole dovrebbe essere quello di ridurre drasticamente il numero ed i volumi delle transazioni finanziarie fuori dai mercati regolamentati. Per le banche, l'uso di strumenti finanziari derivati negoziati nei mercati non regolamentati dovrebbe essere progressivamente vietato.
Ogni anno, nel mondo, il volume delle transazioni finanziarie di azioni e bond nei mercati regolamentati è decine di volte superiore al prodotto interno lordo (PIL). Il volume delle transazioni di derivati è a sua volta decine di volte superiore a quello delle transazioni in strumenti finanziari tradizionali. In altre parole, se il PIL è grande come una ciliegia e le transazioni in strumenti finanziari quanto un'arancia, le transazioni in derivati dovrebbero essere rappresentati come un cocomero! Non si pensi che questa situazione sia “normale”. Poche decine di anni fa, la capitalizzazione di borsa era più o meno uguale al PIL e molti dei derivati che oggi vanno per la maggiore non erano stati neppure inventati!
Questi volumi e questi strumenti servono esclusivamente ad arricchire i manager delle grandi banche, banche che periodicamente hanno bisogno di essere “salvate” per le scommesse non andate a buon fine.
Non sono utili all'economia, sono esclusivamente dannose!
Abbiamo urgentemente bisogno di un nuovo sistema economico-finanziario mondiale, ma abbiamo i politici in grado di prefigurarlo?
 
 
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