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La tutela degli investitori non può passare dalla burocrazia, ma dalla sostanza
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Editoriale di Alessandro Pedone
24 gennaio 2018 7:47
 
 Siamo rimasti molto colpiti da una lettera arrivataci in questi giorni da un risparmiatore che ha perso una quantità di denaro molto consistente a causa di uno strumento finanziario complesso.
Questa è una parte del testo:
"Avendo investito tutto il mio capitale in un certificato emesso da Société Générale in leva 7 sul Ftse Mib, ho praticamente perso tutto il capitale.
Ora, la cosa che vorrei farvi notare è che questo certificato è una vera e propria truffa, in quanto nel giro di pochi mesi, a parità di sottostante (cioè di indice ftsemib cui è collegato), si è praticamente azzerato.
In poche parole, con i vari saliscendi dell’indice, alla fine l’indice Ftse Mib e’ sempre lì, mentre il certificato ha perso praticamente tutto il suo valore.
Questa mi sembra una vera e propria truffa, e vorrei sapere se vi sono giunte altre segnalazioni da altri utenti in merito e cosa potrei fare per cercare di rivedere i miei risparmi"
.

Purtroppo non c’è nessuna “truffa” in senso tecnico. C’è, invece, una diavoleria finanziaria complessa che evidentemente questo investitore non conosce.
E’ normale che il certificato abbia un andamento che si discosta molto dall’indice col passare dei giorni, perché il rendimento del certificato è legato al solo “movimento giornaliero” (esistono strumenti anche su base settimanale). Il movimento dell’indice, invece, comprende anche le variazioni di prezzo che vi sono tra la chiusura del giorno precedente e l’apertura del giorno attuale. Una delle caratteristiche abbastanza particolari del nostro indice è che una parte significativa del movimento è fatta a mercato chiuso. Se questo differenziale viene moltiplicato per una leva così elevata in poco tempo le due equity line si discosteranno in modo enorme. Questi sono aspetti strettamente tecnici e sono scontati per gli esperti del settore, ma gli investitori non professionali facilmente rimangono ingannati.
Contro questo genere d’inganni tutta la burocrazia delle norme a tutela degli investitori fallirà sempre. Non sarà facendo spuntare mille crocette on-line che gli investitori saranno distolti da fare questo genere di sciocchezze.
La vera tutela degli investitori dovrebbe impedire agli stessi non professionali di utilizzare strumenti così complessi se non per il tramite di professionisti del settore – possibilmente indipendenti dalle banche che guadagnano da queste diavolerie - che si assumono la responsabilità di quello che raccomandano.
Naturalmente non si pensa di limitare la libertà d’investimento dei singoli, semplicemente dovrebbero dimostrare di avere determinate nozioni, non spuntando qualche crocetta, ma superando un esame così come si fa con la patente.
Sono anni che Aduc propone una riforma radicale delle norme a tutela degli investitori. Purtroppo la nuova direttiva europea sui servizi d’investimento, entrata in vigore da pochi giorni, va esattamente nella direzione opposta.
 
 
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